Sabato scorso è cominciato l’Invernale Dinghy di Anzio,
diversi gli equipaggi sabbazzieschi a scendere in acqua per l’occasione
di seguito il resoconto della nostra Sara!
“Con tutta la buona volontà e con i migliori propositi, compio il primo sacrificio del w.e., mi sveglio alle 7.00. Colazione e un meteo che non promette nulla di buono, a meno che non volessi recuperare una tintarella ormai lontana….(sole e 20 kn). Salto in macchina con il Presidente: direzione Anzio!.
Arrivati ci iscriviamo, scopriamo le barche, le svuotiamo dall’acqua, le armiamo e timidamente ci apprestiamo a vedere dal molo quello che ci aspetta in mare: vento ce n’è, sole pure e sopra al circolo, come una punizione divina, una bella situazione blu-violacea, chiamata buriana dai marinai locali. E come un lampo mi sovviene alla mente l’unica frase pronunciata dal mio attrezzista personale:”Se c’è troppo vento non uscire!”. Ma, no, io non ci sto a rinunciare, devo iniziare al meglio questo invernale che si preannuncia lunghissimo, troppo per i miei gusti…e dunque muta, sprytop e via!
Maestrale. Uscita da quel labirinto infernale del porto (secondo sacrificio del w.e.), mi esibisco in una poppa piena da transatlantico. Cigolii sinistri del complesso albero-boma, non migliorano la situazione…e così mi ritrovo a navigare tra montagne d’acqua, seduta comodamente sull’archetto per non fare ingavonare la mia povera Excalibur.
Arrivata sulla linea di partenza provo due bordi, cercando di mantenere un angolo che mi permetta di arrivare alla boa di bolina almeno entro il tramonto…è chiaro che quelle non sono né le condizioni per una donnina di 60 kg come me, ne quelle per il dinghy in generale. Via alle procedure di partenza. Parto, ma con il mal di pancia che mi infesta corpo e mente…ad un terzo della bolina cala clamorosamente il vento girando di 20-30 gradi…e lì capisco che qualcosa sta per peggiorare la situazione. Il vento riprende con vigore, l’acqua è spazzata via dall’aria e non vado avanti. Inaspettatamente non mi sono esibita in quelle virate-non virate che ti fanno fare una retromarcia a 10 kn/h, ma la difficoltà ad andare avanti c’è! Mi guardo intorno, non sono ultima e questo mi regala una soddisfazione non trascurabile, e vedo la maggior parte dei miei colleghi lottare come me contro il vento. La boa non solo è lontana, ma ormai non è più nei miei pensieri, perché viste le condizioni, preferisco portare la pelle a casa (terzo sacrificio del w.e.).
Alcuni dinghy scuffiano, ma la cosa peggiore è che molti finnisti scuffiano, e ciò non mi rasserena! Mi continuo a guardare attorno e non vedo gommoni vicini, o meglio su un totale di TRE gommoni, uno segue più di 10 fin, uno segue l’ultimo dinghy, di circa 13 dinghy, ed uno è libero. Mio padre mi viene incontro per starmi vicino, ma sfortunatamente gli si rompe il boma. Così è in poppa con 20 kn, onda lunga e 10.5 m2 di vela che non ne vuole sapere a venire giù. Continuo a guardarmi intorno, ma i gommoni sono troppo lontani e non possono di certo avere una generale visione dalla loro posizione. Mi sbraccio e urlo (inutilmente) verso due gommoni vicini all’ultimo dinghy e dopo un bel po’ si accorgono e si avvicinano. Papà fortunatamente è stato bravissimo ad ammainare, recuperare i pezzi del boma e a non scuffiare, quindi arrivata l’assistenza ci lega ed è pronto a trainarci. Dopo un minuto il gommonauta giustamente ci lascia per andare a recuperare un finnista scuffiato alla boa di bolina, così come due barchette di carta dondoliamo alla deriva per un po’; un dondolare piacevole ma non del tutto privo di un minimo di timore.
Ritorna l’assistenza e con maestria ci riporta al circolo. All’altezza del canale di accesso del porto incontriamo due gommoni che si apprestano ad andare sul campo di regata dei fin, ormai gli unici in grado di affrontare quelle condizioni meteo. A terra, contenta di non aver fatto danni, ma dispiaciuta per il boma del presidente, lavo la barca, doccia e via come un fulmine verso casa.
Come mi impone la mia indole cancerina tiro le somme di questa prima giornata. Non voglio rinunciare a fare le mie regate con 16 kn, ma cribbio, se c’è un regolamento non le voglio fare con 20! Mi dispiace di non essermi sentita al sicuro in mare, sicuramente per la mia inesperienza, ma probabilmente anche il fatto di non vedere intorno dei gommoni ha contribuito a questo malessere. Sono dunque straorgogliosa del mio grande circolo che ogni qualvolta organizza una regata, mette in campo il numero necessario di gommoni, pur essendo in acque chiuse!
Speriamo nella prossima!”
-pic courtesy of mondonauticablog.com